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materiale di studio
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Luce, colore e visione

La struttura concettuale

Gli elementi di base

 

Immaginiamo una stanza impenetrabile alla luce esterna, con pavimento, soffitto e pareti nere, chiusa da una porta che consente di guardare solo attraverso il buco della serratura. All'interno della stanza c'è una lampada che dal buco della serratura non può essere vista. Cosa si può vedere in ciascuna delle situazioni seguenti?

  • La stanza è completamente vuota e la luce al suo interno è spenta.
  • La stanza è completamente vuota e la luce al suo interno è accesa.
  • La stanza è completamente arredata e al suo interno la luce è accesa.
  • La stanza è completamente arredata e al suo interno la luce è spenta.

N.B. Sperimentalmente la stanza può essere sostituita con una scatola (vedi http://didascienze.formazione.unimib.it/Lucevisione/Aria_Ifase/Esperimenti/Le_scatole_di_luce.htm

 

 

Alla base del processo di tutta la conoscenza umana si trova il sistema percettivo che riceve i segnali inviati dall'ambiente (interno ed esterno) ed il sistema nervoso che li elabora, costruendo le diverse sensazioni (visive, uditive, olfattive, tattili ...). In questo quadro ha da sempre avuto un ruolo di primo piano il processo visivo, per secoli interpretato attraverso l'ipotesi che fra l'occhio del vedente e l'oggetto della visione dovesse esistere una relazione diretta vincolata alla presenza di luce. Occhio, oggetto, luce sono d'altra parte elementi che anche i bambini riescono a collegare in modo spontaneo, attraverso ragionamenti che presentano analogie con le teorie storiche.

 

A partire dal XVII secolo, grazie a Keplero, la luce non è più stata considerata semplice "condizione al contorno" per la realizzazione della visione, ma è divenuta agente unico della interazione fra sorgente-oggetto-occhio che costituisce la prima tappa del processo di percezione visiva. Allo studio delle tappe successive, dalla trasduzione in segnali nervosi dei segnali luminosi arrivati alla retina, fino alla creazione ed all'interpretazione delle immagini visive, è ancor oggi dedicata una parte di primaria importanza dello studio del funzionamento del cervello e della mente umana.

 

La differenza delle teorie attuali con i modelli antichi e quelli spontanei è profonda e può dar luogo a difficoltà di accettazione sul piano psicologico che, se non esplicitate, possono costituire ostacoli cognitivi per la comprensione. Non è infatti banale convincersi che l'occhio come organo di senso abbia un ruolo di puro recettore passivo, sia perché esiste intenzionalità nelle scelte di cosa "guardare" o "non guardare" sia, soprattutto, perchè "lo sguardo" è una delle caratteristiche umane più cariche di significato (basta pensare ai tanti aggettivi con i quali lo si denota: accigliato, ridente, severo, interrogativo, perplesso, complice ...). E' ancor più difficile convincersi che è la nostra mente che crea le immagini visive e le proietta nel mondo esterno, quando sembra così ovvio che sia la nostra "vista" a "raggiungere" qualcosa che è fuori di noi.

Non si deve d'altra parte pensare che consapevolezze di questo tipo debbano essere raggiunte all'inizio di un percorso didattico sul tema che stiamo considerando: possono costituire punti di arrivo nel momento in cui gli studenti abbiano raggiunto la maturità necessaria. E' invece importante che l'insegnante abbia presente il problema per poter essere in grado di riconoscerlo come possibile causa di difficoltà riscontrate negli studenti.

 

Immagine fornita dall'autore

La visione, nel disegno di R. Descartes (Traité de l'Homme, 1664), dipende dall'impatto dei corpuscoli luminosi che colpiscono gli occhi; la loro azione si trasmette attraverso i nervi ottici e giunge a formare una sorta di immagine nella ghiandola pineale.

 


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