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Leggere l'ambiente

 

Stato stazionario

È comune trovare sui libri o sentir parlare di equilibrio di un ecosistema. Questo termine evoca  l’idea che l’ecosistema dovrebbe oscillare attorno e quindi tendere verso una condizione ideale, nella quale le sue componenti e i suoi processi sono perfettamente bilanciati.
La relativa stabilità, lo stato stazionario, è la proprietà emergente di un sistema dinamico complesso, nel quale si possono attivare retroazioni, processi di controllo e adattamento per lo più a lungo termine, ma certamente non perché vi sia una intrinseca finalità a regolarsi in una ideale situazione di equilibrio 1.
Questo è ben altra cosa  dalla condizione di omeostasi del sistema-organismo: questo ha una identità fissata dal suo codice genetico, è delimitato da un confine preciso, ha al suo interno sistemi di integrazione che permettono la circolazione di informazione, possiede meccanismi che molto rapidamente contrastano agenti di disintegrazione dell’unità.
In presenza di variazioni ambientali, gli individui cercano di mantenersi nelle condizioni più favorevoli possibile, si acclimatano e i loro bisogni cambiano all’interno dell’intervallo relativamente stretto di condizioni ambientali tollerabili, fanno ricorso ad acqua o sostanze di riserva accumulate nell’organismo; popolazioni si spostano purché non ci siano barriere di vario tipo, sfruttano le capacità di utilizzare risorse, diminuiscono la fertilità; le specie sociali traggono vantaggio dalla loro organizzazione; alcune specie riducono al minimo il loro metabolismo e aspettano tempi migliori; alcune specie si riducono fino a scomparire e questo permette la sopravivenza o l’immigrazione di altre specie.

 

Note

1 L’articolo di Maria Arcà ”La scienza insegnata e le banalità dell’ovvio”, Naturalmente, Anno 21 (2), 3-7., 2008 espone un interessante punto di vista sul rischio di sovrapporre logiche umane a logiche biologiche.


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