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Il processo di dissoluzione e non solo…

 

Note e aspetti critici del percorso

Nello sviluppo dei contenuti relativi al processo di dissoluzione è inevitabile introdurre termini specifici del tutto nuovi per gli allievi o con un significato nuovo rispetto a registri linguistici non scientifici. Sotto questo aspetto, a tutti i livelli scolastici, è importante introdurre solo parole che per gli allievi abbiano significato condiviso.
Un lavoro linguistico approfondito, che cominci nella scuola primaria, dovrebbe guidare il processo di trasformazione da parola a termine attraverso l’attribuzione di significati via via più specifici sulla base di osservazioni e descrizioni sempre condivise.

È bene ribadire che sarebbe meglio evitare di utilizzare spunti di riflessione che abbiano l’obiettivo di sollevare aspetti che, per una piena comprensione, richiedono spiegazioni non accessibili al livello scolastico in questione. Nel caso questo accada può essere utile guidare gli allievi a fornire, sulla base delle osservazioni a loro realmente accessibili, una spiegazione – provvisoria – del fenomeno facendo attenzione che quel modello non sia così forte da divenire ostacolo cognitivo per l’apprendimento successivo.

A volte capita che per esigenze di classificazione, si è indotti a distinguere tra due grandi categorie di sistemi ottenuti mettendo insieme due o più COSE diverse: quella delle soluzioni e quella di tutti gli altri sistemi possibili spesso mettendoli insieme sotto la voce “non-soluzioni”. È bene tenere presente che mentre la prima categoria corrisponde, di fatto, ad un unico sistema ben definibile anche solo dal punto di vista operativo; la seconda categoria, invece, comprende appunto un numero diverso di sistemi differenti, ognuno con una sua propria definizione (sistema microscopicamente eterogeneo, colloide, emulsione, schiuma, fumo…). “vi è una sola maniera possibile per essere omogeneo. Vi sono invece infinite maniere possibili, una diversa dall’altra, per essere eterogeneo” diceva Denis Diderot già nel 1753. Parlare di NON-SOLUZIONI potrebbe invece indurre a credere che esse siano una sola categoria.


 

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