Tesine 2001
Lettura
e commento della memoria storica: Thoughts on-rays vibration
di M. Faraday (1846)
in M. Faraday, Experimental Researches in Electricity
Daria Leuratti
| Le
curve magnetiche |
2. LE CURVE MAGNETICHE
E’
del 1821 il lavoro di Faraday “On some New Electro-magnetic
Motions and on the Theory of Magnetism”. In questo
lavoro Faraday illustra la brillante esperienza in
cui riesce ad evidenziare la rotazione di un polo
magnetico intorno ad un filo conduttore percorso da
corrente e la rotazione di un filo intorno a un polo.
L’evidenza di questa rotazione diventa un fatto,
che, come tale,va distinto da ogni interpretazione,
in particolare dal tentativo di ricondurla ad una
azione diretta, a distanza, tra correnti come aveva
fatto Ampere. L’ ipotesi di Ampere è presa
in considerazione con serietà, ma con distacco.
Nello stesso lavoro: “Ampère ragionando
sulla scoperta di Oersted, fu condotto ad adottare
una teoria secondo la quale le proprietà dei
magneti andavano ricondotte all’esistenza di correnti
concentriche di elettricità in essi,disposte
secondo l’asse del magnete.” “Nei tentativi da me
compiuti di spiegare alcuni movimenti elettromagnetici
e di mostrare la relazione tra magneti prodotti dall’elettricità
e magneti ordinari non ho voluto né adottare
alcuna teoria sulla causa del magnetismo, né
oppormi pregiudizialmente ad alcuna di esse”
.
In risposta ad una lettera di Ampere ( febbraio 1822)
appare chiaro che la rotazione di un filo intorno
ad un polo è diventata un prius gnoseologico
: “Nella vostra lettera esponete l’opinione che
il vostro esperimento(rotazione di un magnete) permetta
di decidere se le correnti elettriche ipotizzate dalla
vostra teoria circolino intorno all’esse del magnete
o intorno a ciascuna particella; da ciò deduco
che la vostra interpretazione di tale esperimento
differisce da quella che io ho maturato a proposito,
in quanto a me sembra che esso costituisca una variante
dell’esperimento della rotazione di un filo intorno
ad un polo.” “Non vedo come l’esperimento determini
la posizione delle correnti se non per il fatto che
esso mostra che ci si trova di fronte al moto
tipico di un filo intorno a un polo: comunque
è possibile che voi abbiate le stesse mie idee
e io non sono in grado di capire in che modo le due
spiegazioni coincidano. Purtroppo la mancanza di una
adeguata preparazione matematica mi impedisce di approfondire
questo punto. Sono per natura scettico nei confronti
delle teorie e di conseguenza vi prego di non serbarmi
rancore per il fatto che non accetto immediatamente
la vostra. La sua semplicità e le sue applicazioni
sono sorprendenti ed esatte, ma io non riesco a capire
in che modo vengono prodotte le correnti e, in particolare,
se si suppone che esse esistano intorno a ciascun
atomo o a ciascuna particella, ancora desidererei
prove ulteriori della loro esistenza prima di accettarla
senza riserve.”(L.Pearce Williams, “The Selected
Corrispondence of M.Faraday”).
In questo dibattito si delineano alcuni nodi essenziali
: 1) il problema di concettualizzare in una visione
unitaria i fenomeni senza confondere l’ipotesi teorica
con i fatti 2) la simmetria di comportamento tra magneti
e correnti elettriche come dato 3) una epistemologia
basata sulla realtà dei fenomeni e quindi su
osservabili strettamente legati ad essa 4) il rifiuto
di accettare una ipotesi atomica in via di formazione
e quindi provvisoria, come dato su cui costruire una
ipotesi interpretativa dei fatti.
L’idea che la rotazione di un magnete intorno ad un
filo sia dello stesso tipo della rotazione di un filo
intorno ad un magnete porta nella direzione di cercare
correnti generati dal magnetismo, ovvero da altre
correnti. La scoperta dell’induzione elettro-magnetica,
cioè di correnti in circuiti dovute a moti
relativi dei circuiti rispetto le linee curve magnetiche
è analizzata dieci anni dopo nella memoria
: ”General Remarks and Illustration of the Force and
Directions of magneto-electric Induction” (1832).
Qui Faraday, attraverso esperienze successive ottiene
dei risultati che inquadra via via in alcune idee
interpretative fondamentali che saranno il nucleo
irrinunciabile della sua Gestalt: “La legge secondo
cui la corrente elettrica indotta che viene eccitata
nei corpi che si muovono relativamente a magneti dipende
dall’intersezione delle curve magnetiche da parte
del conduttore sembra poter rendere ragione perfettamente
degli effetti prodotti, indipendentemente dalla ipotesi
di quella particolare condizione che tentai di definire
con la locuzione stato elettro-tonico. Quando si fa
passare una corrente elettrica in un filo, quest’ultimo
viene circondato in ogni sua parte da curve magnetiche
di intensità decrescente con la distanza del
filo e possono essere associate mentalmente ad anelli
situati su piani perpendicolari al filo o, meglio,
alla corrente che vi scorre. Queste curve, sebbene
di forma differente, sono esattamente della stessa
natura di quelle che si stabiliscono tra due poli
magnetici opposti situati uno di fronte all’altro,
e quando un secondo filo, parallelo a quello che trasporta
la corrente, si avvicina a quest’ultimo, esso attraversa
curve magnetiche esattamente dello stesso tipo di
quelle che intersecherebbe se fatto passare attraverso
poli magnetici in una certa direzione; se si allontana
dal filo inducente, taglia le curve che si trovano
intorno ad esso nello stesso modo in cui taglierebbe
quelle presenti tra i poli suddetti se si muovesse
nella direzione contraria alla precedente”. A
questo punto è chiara l’idea di uno spazio
pieno di linee curve magnetiche, linee di cui Faraday
difenderà l’esistenza, e il cui ruolo euristico
è andato definendosi dall’interpretazione dell’esperienza
di Oersted fino alla scoperta dell’induzione elettro-magnetica.
La realizzazione di altre esperienze non fa altro
che confermare la teoria per cui la corrente indotta
non è dovuta alla semplice esistenza di tali
curve, quanto alla loro instabilità :”Quando
il secondo filo è in quiete rispetto nelle
vicinanze del primo non viene indotta alcuna corrente,
in quanto esso non interseca curve magnetiche; quando
invece è allontanato dal primo interseca le
curve nella direzione opposta a quella indotta nell’avvicinamento…”
In questa visione di spazio, pieno di linee curve
prodotte da magneti o da correnti in modo similare,
visione che già contiene in embrione il concetto
di campo della fisica moderna, il fatto che solo tramite
movimenti reciproci di corpi conduttori e linee ci
sia la possibilità di correnti indotte non
è immediato o tanto meno scontato neppure per
Faraday, che si arrende all’evidenza del fatto, ,ma
: ”..sebbene mi sembri ancora improbabile che
un filo in quiete in prossimità di un altro
attraversato da una potente corrente elettrica sia
a essa completamente indifferente,ancora non sono
a conoscenza di fatti distinti che autorizzino la
conclusione che esiste un particolare stato del filo”.
Le conclusioni dell’articolo sono il resoconto dettagliato
di tutte le situazioni verificate, situazioni in cui
si ha avuto o non si ha avuto passaggio di corrente:
”Sebbene si richiederanno ulteriori ricerche,e
probabilmente indagini minuziose sia sperimentali
che matematiche,prima che le modalità precise
dell’azione reciproca tra un magnete e un metallo
in movimento siano accertate, tuttavia molti dei risultati
appaiono sufficientemente chiari e semplici da consentire
di esprimerli in modo abbastanza generale. Se un filo
chiuso viene fatto muovere in modo da tagliare una
curva magnetica è chiamata in azione una forza
che tende a produrre una corrente elettrica attraverso
di esso…Se un secondo filo.. Se però..ecc”.
Tutte le situazioni elencate,sono considerate da Faraday
“forme di espressione che ,ricordate a memoria,
ho trovato utili quando confrontavo gli aspetti di
un fenomeno particolare con i risultati generali”.
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