Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2006

Storia della Fisica

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Tesine 2001 

Lettura e commento della memoria storica: Thoughts on-rays vibration di M. Faraday (1846)
in M. Faraday, Experimental Researches in Electricity

Daria Leuratti

 

Riflessioni sulla vibrazione delle linee di forza

4. RIFLESSIONI SULLE VIBRAZIONI DELLE LINEE DI FORZA

L’interesse a questa lettera deriva sia dalla considerazione che “è il frutto più speculativo di quest’istanza antispeculativa di Faraday” ( La Forgia), sia dalla considerazione che “costituisce una sorta di dialogo interiore, un tentativo di chiarire a se stesso le proprie idee e di ricavarne tutte le possibili implicazioni” ( L.Pearce Williams ). Il fatto che essa segni l’inizio di una nuova stagione di ricerche sperimentali non ci interessa quanto analizzare in dettaglio questa memoria di Faraday in relazione al cammino sperimentale e teorico che l’ha condotto fin qui.
“Thougths on Ray-Vibrations“, come già accennato, è una lettera, successiva ad uno dei settimanali incontri del venerdì sera della Royal Institution, incontro in cui era stato descritto il cronoscopio elettromagnetico di Wheatstone per la misura della velocità del segnale elettrico.
La misura della velocità dell’elettricità produce in Faraday una serie di riflessioni che espone alla chiusura della riunione, nient’altro che “vaghe impressioni della mente”, spunti congetturali.
Inutile dire che tali spunti sono di estremo interesse: “Il punto che doveva essere posto all’attenzione degli ascoltatori era se non fosse possibile che le vibrazioni che si suppone spieghino la radiazione e i fenomeni radianti, fossero anche presenti nelle linee di forza che collegano tra loro particelle e, conseguentemente , masse di materia; se venisse accettata, quest’ipotesi consentirebbe di rinunciare all’etere che secondo un’altra visione, si suppone essere il mezzo in cui le suddette vibrazioni hanno luogo” Il problema fondamentale è la propagazione, il tempo. E’ il 1846. Il fisico più contrario alle speculazioni teoriche in una frase sintetizza più di 50 anni a venire di Fisica: con il senno di poi vi potremmo rintracciare le onde elettromagnetiche, l’ abbandono del concetto di etere…Ma ,come consiglia giustamente Faraday, è bene giudicare con cautela.
Infatti Faraday dichiara che ciò che lo ha spinto in questa congettura, cioè a ritenere che le linee di forza siano la possibile sede delle vibrazioni di fenomeni radianti è proprio la sua concezione di materia, la sua ipotesi di atomi alla Boscovich, intesi come centri di forza : dove le linee di forza sono presenti, là c’è la particella. Giustamente è stato detto che l’adesione d Faraday alla teoria di Boscovich non è tanto propositiva, quanto un escamotage per veicolare la propria idea di linee di forza reali con le diverse concezioni della fisica ufficiale (atomi,materia, forza a distanza,etere). Lo scopo è di applicare la sua concezione di linee lungo cui si propagano vibrazioni anche a quei fenomeni legati all’esistenza dell’etere come la luce. L’etere si potrà dunque considerare superfluo, ma per arrivare a questa considerazione Faraday conduce dei paragoni volutamente paradossali.
Faraday propone una visione congiunta della materia e della radiazione : se si ammette che la luce si debba propagare attraverso un etere, dotato di determinate proprietà, l’elettricità si può pensare si propaghi ugualmente attraverso vibrazioni, attraverso un filo metallico e questa propagazione dipende dalle “forze della materia”. Queste diverse forze costituiscono le diverse proprietà dei corpi: la diversa conducibilità, capacità termica ecc .
L’etere e la materia ordinaria devono essere paragonabili: o costituiti entrambi di nuclei considerati in astratto come materia con le relative forze associate (la dottrina atomica da cui Faraday si tiene distante) o costituiti entrambi da atomi considerati centri di forza, secondo la teoria di Boscovich. Contrariamente alle apparenze l’etere risulta meno ponderabile del rame, ad esempio, non perché ci siano meno nuclei rispetto il rame , ma perché sono minori le forze che da esso provengono, responsabili di tale qualità. Paradossalmente tra etere e materia usualmente intesa l’etere avrebbe più nuclei e meno forza. Eppure ufficialmente è il contrario :”Mi sbaglio forse nel ritenere che l’idea condivisa di etere affermi che i nuclei di quest’ultimo sono, probabilmente, infinitamente piccoli e che la forza che li caratterizza, cioè l’elasticità, infinitamente grande? Ma se questa è la nozione accettata , cosa resta all’etere se non la forza o i centri di forza?” In questo caso non si può pensare all’etere diverso dalla materia ponderabile, se non per il fatto che a quest’ultima sono associate forze maggiori e diverse.
Fino a questo punto, Faraday si è mosso su un terreno altrui, ha accettato di usare ipotesi al posto dei fatti, ha consapevolmente usato in modo disinvolto concetti e teorie,che in fondo considera inutilizzabili, secondo la epistemologia da lui più volte ribadita. E’ chiaro che si sente libero di utilizzare le vaghe impressioni della mente per arrivare alla questione fondamentale:
In filosofia sperimentale possiamo riconoscere, nei fenomeni, diversi tipi di linee di forza : le linee della forza gravitazionale ,quelle dell’induzione elettrostatica ,quelle dell’azione magnetica e altre ancora. Molti ritengono che le linee dell’azione elettrica e magnetica agiscano attraverso lo spazio come le linee gravitazionali. Da parte mia tendo a credere che quando intervengono particelle di materia (centri di forza) queste ultime partecipano al trasporto della forza lungo la linea, ma quando non ci sono, la linea proceda attraverso lo spazio
La rappresentazione che Faraday dà delle linee è fisica ; tramite la teoria atomica di Boscovich esse diventano parte della materia, irraggiamenti attraverso zone di centri di forza e zone prive di essi ; questa concezione sarà potente come mezzo euristico per lo studio del comportamento dei corpi in relazione al magnetismo, a seconda del grado di convergenza o divergenza delle linee di forza nella loro propagazione. L’ipotesi del “campo unificato” è buttata con apparente disinteresse (molti ritengono che..), ma è un nodo essenziale di questa visione della realtà che finalmente Faraday può sentire sua, visione che include in sé i fatti di anni di ricerca.
Ma in che modo le linee di forza agiscono? Se le linee hanno questo requisito materiale, non è difficile “attribuire a queste linee di forza un qualcosa che può essere concepito come facente parte della natura dell’urto o della vibrazione laterale” L’esempio che descrive è semplice: se due corpi A e B sono in quiete ad una certa distanza e si considera una data direzione, l’effetto delle linee è quello risultante dalla presenza dei corpi, ma se uno dei due viene spostato lateralmente a quella direzione, si produrrà un disturbo laterale nella risultante. Le linee diventano il mezzo di propagazione di questa perturbazione: è giunto il momento di dire che esse possono sostituire l’etere, che appare del tutto superfluo. Quali sono le linee capaci di trasmettere queste azioni? “Non ho la pretesa di rispondere a tale domanda con sicurezza,; la sola cosa che posso dire è che , in ogni luogo dello spazio, sia ( per usare una frase comune) privo che pieno di materia, non percepisco nient’altro se non forze e linee nelle quali le forze si esercitano” Le vibrazioni sono ormai il collegamento necessario tra i fenomeni della natura: la radiazione è solo un'altra specie di vibrazione di linee di forza. La propagazione impiega tempo, anche la vibrazione di qualsiasi linea impiegherà tempo. Un ‘ azione istantanea non può rientrare in questa concezione: “non so se esistano dati che abbiano dimostrato o che possano dimostrare che una forza come la gravitazione agisca senza impiegare tempo o che, riguardo le linee di forza esistenti, dimostri che un disturbo laterale di esse ..giunga istantaneamente all’altra estremità delle linee..
Alla fine di questa lettera è con il solito pudore che Faraday esprime la propria consapevolezza che queste idee, che si è lasciato sfuggire nella riunione di un venerdì qualunque, in uno dei tanti incontri della Royal Institution, le ha scritte, ha dato loro forma solo “perché esse saranno sicuramente sviluppate in un modo o in un altro”.

Riflessioni sulla vibrazione delle linee di forza

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