Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2006

Storia della Fisica

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Tesine 2001 

Lettura e commento della memoria storica: Thoughts on-rays vibration di M. Faraday (1846)
in M. Faraday, Experimental Researches in Electricity

Daria Leuratti

 

Premessa

PREMESSA

Faraday shows us his unsuccessful as well as his successful experiments, and his crude ideas as his developed ones, and the reader, however inferior to him in inductive power, feels sympathy even more than admiration, and is tempted to believe that, if he had the opportunity, he too would be a discoverer” (Maxwell, A Treatise on Electricity and Magnetism”, Capitolo III ).
Questo passo di Maxwell, anche da solo, ci darebbe una motivazione sufficiente per leggere qualche memoria originale del grande Faraday con gli studenti.
La curiosità diventa forte dopo che, per caso o non, capita di leggere una sua biografia: anche gli studenti più restii a impossessarsi delle teorie, - presentate troppo spesso dai manuali e da noi poveri docenti come paradigmi pronti per l’uso, per applicazioni di scienza “normale” alla Kuhn, con il rigore di una terminologia scientifica codificata-, non possono non amare un fisico…. che non è andato a scuola, che non è un matematico, che come autodidatta non si è mai fidato del tutto dei maestri né di se stesso, alla ricerca ostinata di un “giudizio ponderato” sui “fatti ”, consapevole che, se non è facile definire “qual è il fatto” poiché “spesso sbagliamo nell’identificarlo o nel definirlo e, soprattutto, andiamo oltre o rimaniamo al di sotto della sua vera natura”, non per questo può rinunciare alla ricerca di un “giudizio non presuntuoso”, che tenga conto dei dati a disposizione e abbia l’umiltà che viene dalla “convinzione profonda della propria ignoranza su molte delle cose rispetto alle quali gli altri sono esperti” (Faraday in Observations on Mental Education, lezione tenuta alla Royal Institution il 5 maggio 1854 ).
Queste osservazioni di Faraday, nella fase finale della sua ricerca e della sua vita più che un testamento epistemologico, che potrebbe in tal caso essere considerato “a volte ingenuo,a volte di sconcertante modernità“ (M.La Forgia), costituiscono un testamento morale, fondato a sua volta sulla premessa epistemologica che gli derivava dalla sua fede, cioè dalla premessa che l’uomo può “scorgere anche nelle cose materiali e nella creazione del mondo le tracce invisibili di Dio,cioè riconoscerlo nel suo operato e nella sua potenza eterna e divina“ (ibidem).
Questa fiducia, se pur detta solo per inciso, nella possibilità di penetrare con la ragione la realtà fisica come rivelatrice di una potenza divina , è la molla “metafisica“ che ci aiuta a comprendere la tensione della sua ricerca sperimentale e della sua speculazione teorica, il suo rifiuto di “collocare le ipotesi allo stesso livello dei fatti”, anche a livello terminologico.( A Speculation Touching Electric Conduction and the Nature of Matter ,1844).
La scelta è caduta sulla memoria ”Thoughts on Ray-Vibrations “ (1846), lettera che Faraday invia a R.Phillips , direttore degli Annals of Philosophy. Questa lettera fa parte della fase teorica di Faraday, dopo un periodo di grave crisi depressiva. Gli era impossibile infatti accettare il quadro concettuale fisico emergente come le teorie atomiche, l’interpretazione matematica di Ampere dell’interazioni tra correnti,e non riusciva d’altro canto a rispondere alle varie critiche a cui era sottoposto con un quadro coerente e unitario. Come vedremo molte questioni poste da Faraday sono attuali. Egli stesso le pone come questioni, ipotesi , possibilità che diventano reali solo per il fatto di essere state formulate, ma su cui, coerentemente con i suoi principi morali non può esprimere un giudizio poiché “ di tanto in tanto, ma più frequentemente di quanto si creda, l’esercizio del giudizio dovrebbe sfociare in una cautela assoluta. Può essere sgradevole e molto faticoso non giungere ad una conclusione ; ma ,poiché non siamo infallibili, abbiamo il dovere di essere cauti; potremmo eventualmente anche trarne un vantaggio, dal momento che colui che si ferma non è più lontano dal vero di colui,che procedendo nella direzione sbagliata,se ne allontana sempre di più” (Observations on Mental Education).
Molti temi teorici da Faraday appena accennati, anzi accennati con pudore,quasi con il timore di andare troppo oltre rispetto i fatti a disposizione, hanno trovato la propria collocazione nella fisica nel secondo ottocento e primo novecento.

Premessa

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