Tesine 2001
Lettura
e commento della memoria storica: Thoughts on-rays
vibration di M. Faraday (1846)
in M. Faraday, Experimental Researches in Electricity
Daria Leuratti
| Premessa |
PREMESSA
“Faraday
shows us his unsuccessful as well as his successful
experiments, and his crude ideas as his developed
ones, and the reader, however inferior to him in inductive
power, feels sympathy even more than admiration, and
is tempted to believe that, if he had the opportunity,
he too would be a discoverer” (Maxwell, A Treatise
on Electricity and Magnetism”, Capitolo III ).
Questo passo di Maxwell, anche da solo, ci darebbe
una motivazione sufficiente per leggere qualche memoria
originale del grande Faraday con gli studenti.
La curiosità diventa forte dopo che, per caso
o non, capita di leggere una sua biografia: anche
gli studenti più restii a impossessarsi delle
teorie, - presentate troppo spesso dai manuali e da
noi poveri docenti come paradigmi pronti per l’uso,
per applicazioni di scienza “normale” alla Kuhn, con
il rigore di una terminologia scientifica codificata-,
non possono non amare un fisico…. che non è
andato a scuola, che non è un matematico, che
come autodidatta non si è mai fidato del tutto
dei maestri né di se stesso, alla ricerca ostinata
di un “giudizio ponderato” sui “fatti
”, consapevole che, se non è facile definire
“qual è il fatto” poiché “spesso
sbagliamo nell’identificarlo o nel definirlo e, soprattutto,
andiamo oltre o rimaniamo al di sotto della sua vera
natura”, non per questo può rinunciare
alla ricerca di un “giudizio non presuntuoso”,
che tenga conto dei dati a disposizione e abbia l’umiltà
che viene dalla “convinzione profonda della propria
ignoranza su molte delle cose rispetto alle quali
gli altri sono esperti” (Faraday in Observations
on Mental Education, lezione tenuta alla Royal
Institution il 5 maggio 1854 ).
Queste osservazioni di Faraday, nella fase finale
della sua ricerca e della sua vita più che
un testamento epistemologico, che potrebbe in tal
caso essere considerato “a volte ingenuo,a volte di
sconcertante modernità“ (M.La Forgia), costituiscono
un testamento morale, fondato a sua volta sulla premessa
epistemologica che gli derivava dalla sua fede, cioè
dalla premessa che l’uomo può “scorgere
anche nelle cose materiali e nella creazione del mondo
le tracce invisibili di Dio,cioè riconoscerlo
nel suo operato e nella sua potenza eterna e divina“
(ibidem).
Questa fiducia, se pur detta solo per inciso, nella
possibilità di penetrare con la ragione la
realtà fisica come rivelatrice di una potenza
divina , è la molla “metafisica“ che ci aiuta
a comprendere la tensione della sua ricerca sperimentale
e della sua speculazione teorica, il suo rifiuto di
“collocare le ipotesi allo stesso livello dei
fatti”, anche a livello terminologico.( A Speculation
Touching Electric Conduction and the Nature of Matter
,1844).
La scelta è caduta sulla memoria ”Thoughts
on Ray-Vibrations “ (1846), lettera che Faraday invia
a R.Phillips , direttore degli Annals of Philosophy.
Questa lettera fa parte della fase teorica di Faraday,
dopo un periodo di grave crisi depressiva. Gli era
impossibile infatti accettare il quadro concettuale
fisico emergente come le teorie atomiche, l’interpretazione
matematica di Ampere dell’interazioni tra correnti,e
non riusciva d’altro canto a rispondere alle varie
critiche a cui era sottoposto con un quadro coerente
e unitario. Come vedremo molte questioni poste da
Faraday sono attuali. Egli stesso le pone come questioni,
ipotesi , possibilità che diventano reali solo
per il fatto di essere state formulate, ma su cui,
coerentemente con i suoi principi morali non può
esprimere un giudizio poiché “ di tanto
in tanto, ma più frequentemente di quanto si
creda, l’esercizio del giudizio dovrebbe sfociare
in una cautela assoluta. Può essere sgradevole
e molto faticoso non giungere ad una conclusione ;
ma ,poiché non siamo infallibili, abbiamo il
dovere di essere cauti; potremmo eventualmente anche
trarne un vantaggio, dal momento che colui che si
ferma non è più lontano dal vero di
colui,che procedendo nella direzione sbagliata,se
ne allontana sempre di più” (Observations
on Mental Education).
Molti temi teorici da Faraday appena accennati, anzi
accennati con pudore,quasi con il timore di andare
troppo oltre rispetto i fatti a disposizione, hanno
trovato la propria collocazione nella fisica nel secondo
ottocento e primo novecento.
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