Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2006

Storia della Fisica

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Tesine 2001 

Lettura e commento della memoria storica: Thoughts on-rays vibration di M. Faraday (1846)
in M. Faraday, Experimental Researches in Electricity

Daria Leuratti

 

Spazio e materia

3. SPAZIO E MATERIA: ”A Speculation Touching Electric Conduction and the Nature of Matter”

A questo punto si pongono altri ordini di problemi: come agisce questa azione lungo le linee curve? Che ruolo hanno le particelle o quel concetto non ben identificato della fisica che è la materia? La teoria delle linee curve può coerentemente eliminare la necessità di un'azione a distanza, così radicata ormai nella fisica post-newtoniana? Nello stesso lavoro sopra citato F. scriveva “Nessuna altra forza conosciuta ha direzione uguale a quella che si esercita tra una corrente elettrica e un polo magnetico; tale direzione è tangenziale, mentre tutte le altre forze, agenti a distanza sono dirette”. Si tratta di conciliare la propria visione del mondo, con ciò che gli altri gli propongono. Non può sottovalutare le critiche che gli avanzano da più parti, (fondamentale la critica di Robert Hare in una lettera del 1839, lettera che qui purtroppo non posso esaminare per esteso), ma non può neppure rinunciare alle proprie convinzioni, coerentemente al principio morale della propria ricerca, per cui l’autoeducazione, a cui ognuno deve tendere , “deve rifuggire da una cieca dipendenza dai dogmi altrui e deve essere sostenuta dalle indicazioni e dai dettami del proprio buon senso.”
Questo confronto serrato, a lui necessario epistemologicamente e moralmente, tra la propria fisica e quella corrente,che non riesce a capire completamente,come aveva già dichiarato ad Ampere, la incapacità di giungere a una conclusione per lui valida, se da una parte lo portano a un lungo periodo depressivo dall’altro stimolano in lui, fisico sperimentale per vocazione, uno sforzo teorico non indifferente.
Non è un caso che molte speculazioni teoriche sono contenute in lettere, in cui, comunicando, Faraday cerca di rendere chiare prima di tutto a se stesso le proprie concezioni. ”A Speculation Touching Electric Conduction and the Nature of Matter” del 1844 è il resoconto di una conferenza che doveva essere inedita. E’ la prima tappa del chiarimento concettuale e terminologico in atto che sta conducendo innanzitutto con se stesso.
Prima di tutto vi troviamo un esame del concetto di atomo, secondo le teorie allora più accreditate. C’è chi (Mauro La Forgia) ritiene che ci sia dispetto e ironia nell’asserzione iniziale : ”Secondo il punto di vista oggi più diffuso sulla costituzione atomica della materia, l’atomo è un elemento materiale di volume finito su cui sono impresse, dalla creazione, quelle forze che gli consentono, da allora fino ai nostri giorni, di costituire, attraverso l’aggregazione in gruppi, le differenze sostanze di cui osserviamo gli effetti e le proprietà.” In ogni caso troviamo già in questa frase la distinzione a lui cara e sofferta tra effetti, e sostanze che produco tali effetti, che segue: “Oggi la dottrina atomica viene ampiamente utilizzata, in diverse maniere, nell’interpretazione dei fenomeni,.., e non viene accuratamente distinta dai fatti: avviene anzi spesso che gli studiosi la considerino come una descrizione dei fatti stessi, sebbene essa non sia altro che un’ipotesi,…Il termine atomo,che non può essere usato senza che questo comporti un punto di vista fortemente ipotetico,è spesso associato al concetto di fatto semplice ...” Il problema, che Faraday considera di semplice valutazione e quindi operativo diventa quindi di “distinguere, per quanto è nelle nostre possibilità, i fatti dalla teoria”. Le proporzioni definite,equivalenti sono fatti, l’atomo no. Dopo questa premessa epistemologica Faraday considera come la rappresentazione, data dalla teoria atomica, di elementi finiti divisi da uno spazio intermedio, porti una contraddizione logica nelle proprietà dello spazio: “Sembrerebbe dunque che accettando la dottrina atomica ordinaria , lo spazio possa essere considerato non conduttore nei corpi non conduttori e conduttore nei corpi conduttori”. Faraday a questo punto non vede ,e cerca di dimostrarlo con un confronto tra il potere conduttivo di alcune sostanze e il numero di atomi per unità di volume delle stesse, l’utilità della rappresentazione atomica ordinaria per una teoria della conduzione. La realtà è che in questa rappresentazione le curve magnetiche, che sono il fatto centrale della sua ricerca, non trovano posto.
Consapevole tuttavia che vi sono fenomeni (ad esempio la cristallizzazione) per cui l’ipotesi atomica diventa necessaria, sceglie l’ipotesi atomica di Boscovich, che identifica gli atomi con centri di forza, come l’ipotesi meno compromettente : “se è assolutamente necessario avanzare ipotesi, e per la verità in un ramo della fisica come quello che stiamo esaminando sarebbe difficile evitarle, allora la strada più sicura è quella di avanzare ipotesi meno compromettenti e, in quest’ottica, gli atomi di Boscovich mi sembra che abbiano un grande vantaggio sulle concezioni correnti..
Ammette che in alcuni campi il cambiamento di prospettiva tra una ipotesi e l’altra sia inessenziale, ma nel caso della conduzione, la ipotesi di Boschovich non fa altro che prescindere dal concetto generico di particella di materia e di mantenere il sistema di forza legate ad essa. “Del resto come potremmo pensare al nucleo indipendentemente dalle sue forze?” .. Ritorna la premessa iniziale : ciò che osserviamo sono gli effetti e le proprietà.
Faraday in questo sforzo teorico è solo. Sta per nascere una concezione dello spazio, contro una concezione di materia nello spazio . “ Per chi affronti ex novo l’argomento può sembrare difficile pensare ad azioni che si sviluppano indipendentemente da quel qualcosa di privilegiato che usualmente viene chiamato la materia, ma è senza altro più difficile ancora, se non addirittura impossibile pensare o immaginare questa materia indipendentemente dalle azioni da essa esercitate”. Il punto è chiaro e chiarificatore, è un punto su cui tutta la fisica successiva concorderà, almeno in linea di principio: “perché dobbiamo allora assumere l’esistenza di un qualcosa che non possiamo concepire e di cui non c’è necessità filosofica?”.
A questo punto basta ridefinire ciò che chiamiamo materia. Non c’è discontinuità tra uno spazio sede di linee di forza e i centri di forza :”Dunque la materia è continua ovunque, e se si esamina una massa di materia non devono essere introdotte distinzioni tra gli atomi che la compongono e l’ipotetico spazio intermedio. Le forze distribuite intorno ai centri fanno loro assumere le proprietà di atomi di materia.” Affascinante, se pure allontaniamo la tentazione di vedervi dei nessi con la teorie relativistiche, la concezione che Faraday assume : “La concezione della costituzione della materia appena stabilita sembrerebbe implicare necessariamente la conclusione che la materia riempia tutto lo spazio o ,perlomeno,quello spazio su cui si esercita la gravitazione; infatti la gravitazione è quella parte della materia che dipende da una certa forza ed è proprio questa forza che costituisce la materia”. Si accenna quindi la possibilità di quella unificazione delle forze che la Naturphilosophie ricercava: ”Tutto ciò sembra accordarsi molto armoniosamente col tentativo di ricondurre i fenomeni elettrici, di coesione, gravitazionali, ad un'unica forza presente nella materia..
Stranamente, ma non troppo, a conclusione di tutta la speculazione, Faraday precisa che il suo scopo non è di addentrarsi troppo in questa discussione teorica, ( quasi che il modello atomico di Boscovich sia solo un pretesto per evidenziare i rischi della speculazione teorica), quanto di contribuire a distinguere all’interno della filosofia naturale quanto può dirsi conoscenza reale (i fatti) da quanto può diventare esattamente il contrario.

Spazio e materia

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