In ricordo di Enrico Bellone
Con la scomparsa di Enrico Bellone, avvenuta il 16 aprile scorso, la cultura italiana ed europea hanno perso uno dei suoi uomini più illustri.
Bellone era nato a Tortona nel 1938 e a Tortona era tornato a vivere una volta ritiratosi dall’attività accademica. Della sua città amava la quiete e la riservatezza, aspetti pienamente congeniali al suo carattere, dolce e schivo.
Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo personalmente e di averlo potuto ascoltare è stato certamente colpito dal fascino che emanava la sua persona nel parlare in pubblico. A braccio, con solo qualche foglietto di appunti, col suo gestire misurato e calmo, parlava in modo fluente e chiaro, pur approfondendo temi complessi ma resi da lui pienamente comprensibili.
Enrico Bellone si era laureato in fisica a Genova nel 1962 ed era poi confluito nel gruppo di storici e filosofi della scienza formatosi alla scuola di Ludovico Geymonat. Alla luce degli insegnamenti di Geymonat fortissima era in Bellone la consapevolezza del valore culturale della scienza. In nome di ciò combatteva perché tale valore fosse finalmente riconosciuto. Sosteneva ciò con veemenza e passione in pubblico, nelle interviste, nei suoi editoriali su Le Scienze, di cui è stato direttore per quindici anni. Già, i suoi editoriali: prima di essere abbonata, spesso compravo Le Scienze soltanto per leggerli. Mi hanno aiutato, ci hanno aiutato, a capire, a volte con un po’ di disincanto, qualcosa di “politica culturale” e di “politica della ricerca”. Era molto critico nei confronti di una classe dirigente inerte e incapace “a progettare e realizzare la modernizzazione del nostro paese, cominciando dalla scuola e dall’università”. In uno dei suoi ultimi editoriali (dicembre 2010) aveva posto a emblema della nostra società, ormai in disfacimento, il crollo della Schola Armaturarum di Pompei.
Tra i numerosissimi impegni culturali di Enrico Bellone c’era anche quello di far parte del Gruppo di lavoro per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica voluto inizialmente dal governo Prodi e rinnovato lo scorso anno dalla ministra Gelmini. Per ovvie ragioni la presenza di Bellone ai nostri pur sporadici incontri non era assidua, ma quando c’era, la forza della sua parola era da tutti rispettata. In particolare la sua affermazione “Scienza è cultura”, fu tradotta in un bel convegno il cui tema era rappresentato da questa frase, che permise al gruppo di impedire, con successo, che le sperimentazioni dei licei scientifici tecnologici andassero perdute. Fu lì, infatti, che prese piede l’idea di suddividere il liceo scientifico in indirizzi, uno dei quali ricalca, almeno per gran parte, il liceo tecnologico del vecchio progetto Brocca.
Non scriverò dei suoi libri: credo che tutti noi che li abbiamo letti e amati sentiamo verso essi un debito di riconoscenza per averci fatto avanzare nel nostro percorso culturale. Desidero invece ricordare alcune occasioni d’incontro col prof. Enrico Bellone. La prima quando in una sala stracolma, in perfetto silenzio, lo ascoltavamo rapiti parlare di Einstein fisico classico al congresso di Montesilvano del 1993. Poi a Cagliari, nel 1998, dove da presidente AIF facevo gli onori di casa e quindi ho potuto conoscere e apprezzare meglio la sua persona. E, l’ultima volta che l’ho visto, ad Aosta, in un clima di amicizia e di gioiosa partecipazione alle attività del nostro gruppo.
Grazie professor Bellone, la salutiamo con profonda riconoscenza.
Carla Romagnino
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il prof. Bellone nel corso del suo intervento al Convegno Orlandini, Aosta, 4 dicembre 2010 |
un momento distensivo durante la cena sociale ad Aosta, 3 dicembre 2010. Da sinistra verso destra: il presidente AIF Silvano Sgrignoli; il prof. Enrico Bellone; la prof.ssa Carla Romagnino; il prof. Carlo Bernardini; la prof.ssa Paola Ventura |