3.1 Teorema dell’impulso

Ricordando la definizione di accelerazione, l’espressione del secondo principio della dinamica si può anche scrivere nella forma F=mΔv/Δt, dove Δv rappresenta la variazione della velocità e Δt l’intervallo di tempo nel quale essa è avvenuta e quindi FΔt=mΔv=mv-mv0.
Supponiamo F costante:
I=FΔt, prodotto della forza F per l’intervallo di tempo Δt durante il quale è stata applicata al corpo, prende il nome di Impulso della forza.
Si può ottenere lo stesso impulso sia applicando una forza molto intensa per un tempo molto breve, sia una forza di debole intensità per un tempo più lungo. Pensiamo ad esempio a quando vogliamo conficcare una puntina da disegno in un pannello: possiamo spingerla per un determinato tempo oppure inserirla con un colpo secco.
La grandezza q=mv prende il nome di quantità di moto del corpo.
Si enuncia così il teorema dell’impulso, valido anche nel caso che la forza non sia costante:
la variazione della quantità di moto subita da un corpo è uguale all’impulso della forza ad esso applicata Iq. E’ bene ricordare che sia I che q sono grandezze vettoriali e nel sistema SI si misurano in Ns oppure Kgm/s.
L’applicazione diretta del teorema dell’impulso può in molti casi semplificare la soluzione dei problemi.
Rivedi per esempio i Problemi 3.1.4 e 3.1.5.