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 1917

 

 

 L’11 novembre 2018 celebreremo i cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, il conflitto che vide coinvolti gli Alleati rappresentati principalmente da Francia, Regno Unito, Impero russo e, dal 1915, Italia contro gli imperi centrali di Germania, Impero austro-ungarico, Impero ottomano e, dal 1915, la Bulgaria. In tutto il mondo furono mobilitati oltre 70 milioni di uomini e, tra soldati morti sui campi di guerra e civili morti per i diretti effetti delle operazioni militari e per le conseguenti carestie ed epidemie il conflitto costò 15 milioni di vittime.

Inizialmente l’esercito tedesco dilagò in Belgio, Lussemburgo e nel nord della Francia, ma la sua azione fu fermata dagli anglo-francesi nel corso della prima battaglia della Marna nel settembre 1914. La guerra si trasformò in guerra di trincea e, man mano che procedeva, raggiunse una scala mondiale con la partecipazione di molte altre nazioni. Decisivo per l'esito finale fu nel 1917 l'ingresso degli Stati Uniti d'America a fianco degli Alleati e finalmente l'11 novembre 1918 anche la Germania firmò l'armistizio. I maggiori imperi esistenti al mondo – tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo – si estinsero, generando diversi stati nazionali che ridisegnarono completamente la geografia politica dell'Europa. Al conflitto mondiale è legata una grande figura di scienziata Marie Skłodowska Curie, di cui ricorrono i 150 anni dalla nascita il prossimo 7 novembre. Maria Sklodowska nacque, infatti, il 7 novembre 1867 a Varsavia, in una Polonia occupata dall’Impero Russo.

Andata a Parigi per studiare all’Università incontrò lo scienziato Pierre Curie col quale si sposò e col quale portò avanti le ricerche che le valsero ben due Nobel, uno, nel 1903, per la fisica assieme al marito Pierre, e uno per la chimica, nel 1911 quando ormai era rimasta vedova a causa del tragico incidente di cui era rimasto vittima il marito.

Le ricerche di Marie e Pierre Curie sono legate alla radioattività, scoperta da Becquerel nel 1896. Nello stesso anno di questa scoperta, Marie Curie cominciò a testare varie sostanze per verificare quali di queste producessero raggi Becquerel. Trovò che l’intensità dei raggi era proporzionale alla quantità di uranio contenuta nei materiali esaminati, non dipendeva dal tipo di composto di uranio, né da circostanze esterne come illuminamento o temperatura. Capì inoltre che l’emissione non dipendeva dalla disposizione degli atomi nella molecola in quanto, appunto, persisteva in tutti gli stati fisici e chimici del materiale esaminato, ma doveva essere una proprietà interna agli atomi.

Questa fu un’ipotesi straordinaria e, secondo alcuni storici dal punto di vista concettuale fu il suo più importante contributo allo sviluppo della fisica. Nel chiedersi poi se l’uranio fosse il solo elemento chimico a provocare tale radiazione passò in esame tutte le sostanze chimiche conosciute e scoprì che anche i composti di un altro elemento, il torio, emettevano raggi spontanei, simili a quelli dell’uranio e d’intensità analoga. Estese le sue osservazioni a tutti i minerali a sua disposizione e trovò che soltanto i minerali contenenti uranio o torio emettevano, gli altri erano del tutto inattivi. In questo studio trovò un risultato inaspettato: alcuni minerali come la pechblenda emettevano una quantità di raggi molto maggiore di quanto ci si potesse aspettare per la quantità di uranio o di torio posseduta.

Comprese che questi minerali dovevano contenere una sostanza sconosciuta più fortemente emissiva dell’uranio e del torio. Pierre, dopo questa stupefacente scoperta, decise di dedicarsi con Marie alla ricerca della nuova sostanza. Da quel momento, fino alla morte di Pierre, i due coniugi lavorarono all’unisono e oggi non è possibile attribuire all’uno o all’altro il progresso nei loro studi. Parlarono sempre al plurale delle loro ricerche e nei diari di laboratorio le loro scritture si alternano e si mescolano, indissolubilmente uniti fisicamente e intellettualmente. Le loro ricerche portarono all’individuazione di due nuovi elementi il polonio e il radio.

Dopo la morte di Pierre il Consiglio di Facoltà di Scienze decise di affidare a Marie Curie la cattedra del marito: era la prima volta che una donna ricopriva tale ruolo. La sua prima lezione attirò un grande pubblico e numerosi fotografi e giornalisti. Quando apparve, pallida e tesa, fu accolta da un’ovazione. Cominciò il suo corso riprendendo la frase usata da Pierre nella sua ultima lezione: "Se riflettiamo sul progresso raggiunto in fisica da una decina d'anni, restiamo sorpresi dell'impulso ricevuto dalle nostre idee sull'elettricità e sulla materia".

Continuando nei suoi studi e oramai divenuta una scienziata nota in tutto il mondo, a Parigi Marie Curie, dopo lunghe e dure trattative, era riuscita ad avviare la costruzione di un laboratorio di ricerca, l’Istituto Radiologico (Institut de Radium), annesso all’Istituto Pasteur presso la Sorbonne. Aveva seguito da vicino la realizzazione del progetto e, nel mese di luglio del 1914 l’Istituto del Radio era pronto per accogliere i suoi ricercatori.

Ma, come abbiamo appena ricordato, il 1 agosto dello stesso anno la Francia entrò in stato di mobilitazione.

Allo scoppio della guerra Marie Curie per prima cosa mise in salvo il grammo di radio, conservato all’interno di un contenitore di piombo pesante 20 kg, portandolo personalmente in una banca di Bordeaux. Poi, “lasciata da parte la scienza”, pensò “unicamente ai ben più pressanti interessi nazionali”. Si mise a disposizione del servizio sanitario dell’esercito, rendendosi subito conto della necessità di un servizio di radiologia per il fronte. Convinta fosse meglio trasportare gli apparecchi verso il fronte piuttosto che muovere i feriti verso le retrovie, aveva installato un’apparecchiatura a raggi X su una piccola vettura (la Petite Curie) e con questa girava per i campi di battaglia della Marna, insieme alla figlia Irène, che nel frattempo era divenuta infermiera, facendo radiografie ai feriti. Riuscì ad attrezzare diciotto vetture radiologiche e a istallare duecento unità radiologiche fisse. In abiti civili, indossando al braccio la fascia della Croce Rossa, compì almeno trenta viaggi su e giù per la linea del fronte. Allestì poi, all’Istituto del Radio, sempre aiutata dalla figlia Irène, corsi di addestramento teorici e pratici di équipe radiologiche.

Riguardo alla guerra Marie Curie scrisse nel 1923: “Non dimenticherò mai la terribile impressione esercitata su di me da quella dissipazione di vigore e vite umane. Vedere una sola volta ciò che io ho visto ripetutamente nel corso di tutti quegli anni, dovrebbe bastare per odiare anche la sola idea di guerra: uomini e ragazzi trasportati dalle ambulanze del fronte in un bagno di sangue e fango, soldati che morivano per le ferite subite, altri che guarivano lentamente e solo a prezzo di dolore e sofferenze”.Dopo la guerra Marie proseguì le sue ricerche nel nuovissimo Istituto Radiologico, dove assunse la direzione della sezione fisica. La figlia lavorerà con lei come «preparatore delegato». L’Istituto Radiologico fondato da Marie divenne la Mecca per tutti i ricercatori in questo settore. Sin dall’inizio della sua attività, il laboratorio ospiterà un numero di donne e di stranieri superiore alla media rispetto a qualsiasi istituzione scientifica dell’epoca. Fu capace di dirigere quell’enorme istituto e i suoi numerosi laboratori con fermezza e competenza. La sua apparente freddezza nel trattare i ricercatori, si scioglieva nella più ampia disponibilità umana ogni volta che scopriva in loro capacità e amore per la scienza.

L’Institut de Radium si arricchì di un’apposita sezione dedicata alla radioterapia, nella quale Marie nutriva grandi speranze. Nel suo libro La Radiologie et la guerre scrisse: Il cancro, uno dei più terribili flagelli dell’umanità, sta progressivamente arretrando di fronte ad applicazioni sempre più raffinate del radio, complementari o addirittura sostitutive dei metodi chirurgici (…).

 

Bibliografia

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