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Le spigolature di Luigi

 

A cura di Luigi Brasini

 

Le  distanze cosmiche

Il primo gradino nella storia delle misure delle di stanze extraterrestre venne compiuto nel 1672 da Giandomenico Cassini, astronomo bolognese trapiantato in Francia, realizzando una triangolazione sul pianeta Marte. Alla stessa ora siderale dello stesso giorno, Cassini e il suo assistente Richter, rispettivamente da Parigi e dalla Guaiana, misurarono la posizione angolare di Marte nel cielo. Nota la distanza Parigi-Caienna e misurati i due angoli, se ne dedusse la distanza di Marte e, con essa, tutte le scale interne al Sistema Solare. A quel punto divenne noto sia pure con un errore dell'ordine del 10%, anche il diametro dell'orbita terrestre.

Grazie a Cassini, una simile triangolazione poté allora essere tentata per misurare la distanza delle stelle usando il diametro dell'orbita terrestre (parallassi) come lato noto del triangolo. Nel 1838, Friederich Wilhelm Bessel misurò in questo modo la distanza della stella 61 Cygni e, poco dopo, alfa-Centauri e Vega furono misurate nella stessa maniera. Lo spostamento angolare di queste stelle, tra i due estremi dell'orbita terrestre, è di poco inferiore al secondo d'arco.

 Silvio Bonometto, Cosmologia & cosmologie, Zanichelli 2008, p. 31

 

 

 

Impatto gigante

Nei tempi antichi (più di un quarto di secolo fa) gli “scienziati lunari” erano in una considerevole confusione per quello che riguarda l'origine della Luna. Per un lungo periodo ci sono state tre ipotesi in competizione su questo problema: la Luna sarebbe stata ottenuta da una fissione indotta dalla rotazione; la Luna e la Terra sono state formate insieme in un orbita comune; la Luna fu formata in qualche luogo e poi catturata dalla Terra.  Parte delle motivazioni scientifiche del Progetto Apollo, motivazione fortemente appoggiata, fra gli altri, da Harold Hurey, era stato quello di poter scegliere, fra queste tre ipotesi, quella corretta. Ma i risultati scientifici della missione Apollo, sia quelli ricavati in situ dagli strumenti posti sulla superficie lunare, come quelli ricavati dall'analisi sui campioni lunari, non riuscirono a persuadere  che un pugno di scienziati lunari a cambiare opinione dalla loro ipotesi preferita e molti di essi considerarono queste ipotesi come fantasie largamente irrilevanti.

L'ipotesi dell'impatto gigantesco,  introdotta a metà degli anni settanta, fu un approccio nuovo al problema, ma all'inizio l'elaborazione scientifica fu debole.

A. G.W.  Cameron, Higher-Resolution Simulations of the Giant Impactin Origin of the Earth and Moon, R.M. Canup and K. Righter Editors, The University of Arizona Press 2000

 

 
 

La temperatura della Terra

Buffon (1707-1788) aveva immaginato un altro approccio: mettendo a profitto la sua espereinza di metallurgico, aveva stimato la velocità di raffreddamento di sfere metalliche di diametro diverso. Estrapolando questi dati alla Terra, che pensava fosse stata all'inizio uma massa incandescente, aveva considerato la sua storia come la storia delle tappe di raffreddamento. Da una delle sue stime, il pianeta avrebbe impiegato 74 000 anni per raggiungere la temperatura attuale...
Per la prima volta un "fisico" costruisce una storia senza testimoni, basata sull'analisi di fenomeni naturali e dà una stima dei differenti periodi della storia della Terra, che aveva creduto di poter schematizzare in quel modo.


Jacques Debyser, Le noveu regard sur la nature. Temps, espace et materie  au siéccle des Lumiéers EDP Sciences 2007. p. 33

 

La terza legge di Ohm

Al mio amico e mentore Sam Treiman piaceva raccontare la sua esperienza di come, durante la II Guerra Mondiale, l'esercito degli Stati Uniti affrontò al sfida di formare un gran numero di radio tecnici, che avevano una preparazione iniziale che variava da sottozero a vicino zero. Esso preparò un corso intensivo, che Sam seguì. Nel manuale adottato, il primo capitolo era dedicato alle tre leggi di Ohm. La prima legge di Ohm è V=RI , la seconda legge di Ohm è I=V/R. Vi lascio ricostruire da soli la terza legge di Ohm.

Franck A. Wilczek, Libertà asintotica: da paradosso a paradigma, Nobel Lecture, December 8, 2004


 

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