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 1918-1921

 

 

 

Da Planck a Einstein: I premi Nobel 1918 - 1921

 

 

 

 In questo lavoro si vogliono prendere in esame gli anni 1918-1921 alla luce dei premi Nobel per la fisica conferiti in tale periodo. Essendo un periodo che comprende l’ultimo anno della Prima guerra mondiale e gli immediati anni post-bellici, sarà preso in esame il contesto storico in cui tali assegnazioni furono fatte.

 

 

 

 

 

 All’uscita dalla Prima guerra mondiale, la comunità scientifica ne uscì profondamente colpita. La brutale occupazione del Belgio da parte della Germania e le feroci critiche che ne erano seguite, avevano convinto novantatré intellettuali tedeschi a firmare “l’Appello al mondo civile” teso a discolpare e giustificare la Germania dall’accusa di invasione e militarismo. Tra i firmatari anche Röntgen, Ernst, Ostwald e Planck. Lo “scandaloso” manifesto indignò la comunità scientifica che, dopo la firma dell’armistizio (11 novembre 1918), impose una sorta di “blocco intellettuale” verso gli scienziati tedeschi.

 Ciò, tuttavia, non impedì ai membri dell’Accademia Svedese di assegnare il Premio Nobel negli anni immediatamente dopo la guerra a molti scienziati tedeschi.

 Nel cercare di comprendere le ragioni di questa discrasia si può riflettere su queste ipotesi.

 Pur sconfitti, gli accademici tedeschi ritennero che fosse un loro dovere sociale e nazionale mantenere la scienza germanica al livello raggiunto prima della guerra e cercare di salvarne il prestigio internazionale. Volsero così la loro attenzione soprattutto ai paesi scandinavi, in particolare alla Svezia. Dopo vari sommovimenti rivoluzionari era nel frattempo nata, in Germania, la Repubblica di Weimar, durante la quale, fra il 1919 e il 1933, la Germania conobbe una intensa fase di espansione artistica, culturale e scientifica.

 Nel contempo, la Germania si trovava in una grave e difficile situazione economica anche per le pesanti imposizioni volute dai paesi vincitori. Il popolo tedesco cercava un capro espiatorio a tale situazione. La colpa fu addossata agli internazionalisti, ai pacifisti che avevano voluto la resa, ai francesi e agli inglesi che avevano imposto una pace gravosa e, a causa di un antisemitismo da sempre strisciante nella società tedesca, agli ebrei. Il punto di svolta fu, nel 1922, l’assassinio di Walther Rathenau, ministro della Repubblica, ebreo, che trattava con gli alleati per fare onore ai debiti di guerra. Fu etichettato come agente di una cospirazione giudaico comunista e, durante una rivolta popolare, assassinato.

 C’è inoltre da considerare il fatto che in Svezia, sia nel periodo prebellico, sia durante la guerra, prevaleva un sentimento filotedesco. La neutralità svedese dichiarata allo scoppio della Prima guerra mondiale ebbe un occhio “benevolo” verso la Germania, la quale poté usufruire dei cavi telegrafici svedesi per comunicare con le proprie ambasciate e, attraverso intensi scambi commerciali con la Svezia, si vide mitigare l’effetto del rigido blocco alleato sul commercio tedesco.

 Focalizziamo ora la nostra attenzione sui fisici che presero il Nobel nel periodo oggetto delle nostre riflessioni.

 Nel 1918 il Premio Nobel per la fisica fu conferito a Charles Barkla (1877-1944) per il 1917.

 Il Premio a Barkla fu assegnato sull’onda degli studi sulla natura dei raggi X: per analoghe ricerche il Premio era stato assegnato in precedenza al suo scopritore, William Rontgen nel 1901, a M. von Laue nel 1914 e ai Bragg, padre e figlio nel 1915.

 Nel 1919 furono conferiti due premi Nobel per la fisica, uno a Max Planck (1858-1947) per il 1918 e l’altro a Johannes Stark (1874-1952) per il 1919. Entrambi erano tedeschi. È da sottolineare il fatto che nello stesso 1919 anche il premio Nobel per la chimica fu assegnato al chimico tedesco Fritz Haber per l’anno 1918.

 Max Planck ricevette il Nobel per la teoria secondo la quale la luce poteva essere emessa e assorbita soltanto sotto forma di pacchetti di energia. La sua vita era impostata al rigore sia sul piano scientifico sia sul piano morale. Aveva il rispetto di tutta la comunità scientifica ed era profondamente radicato nelle tradizioni della sua famiglia e della sua nazione, ardente patriota, fiero della grandezza della storia tedesca. Probabilmente per questi motivi si lasciò convincere a firmare l’Appello dei 93, anche se poi, in una lettera a Hendrik Lorentz (1853-1928) del 1916, ammise di avere firmato l’appello senza averlo letto.

 Riguardo a Johannes Stark, il giudizio della storia è ben più duro. Egli prese il Nobel per la scoperta della separazione in multipletti delle righe spettrali sotto l’effetto di un campo elettrico. La teoria di questo effetto, noto come effetto Stark-Lo Surdo, fu sviluppata da Sommerfeld e altri autori e fu uno dei primi grandi trionfi della teoria dell’atomo di Bohr. La sua biografia scientifica è dunque ineccepibile. Inizialmente tenne con Einstein una fitta corrispondenza. I rapporti tra i due si incrinarono successivamente per schermaglie su rivendicazioni di priorità su questioni scientifiche. In seguito, Stark aderì fin dalla prima ora al partito nazista e portò un odio perenne verso Einstein. Insieme a Philipp Lenard, anch’egli premio Nobel nel 1905 per i suoi lavori sui raggi catodici, fu alfiere della “fisica ariana” e demolitore della “degenerata fisica giudaica”. A conclusione della Seconda guerra mondiale Stark fu condannato dal tribunale per i crimini di guerra nel a quattro anni di carcere.

 Riguardo a Fritz Haber che ebbe il premio per la sintesi dell’ammoniaca, è da notare che fu anche lo scopritore dei gas asfissianti che furono usati contro il Belgio, durante la Prima guerra mondiale. La moglie di Haber, Clara Himmerwahr, anch’essa chimica, pacifista, attiva per i diritti delle donne, fu profondamente sconvolta dal lavoro di Haber sulle armi chimiche e si suicidò con la pistola di ordinanza del marito.

 Nel 1920 il premio Nobel per la fisica fu assegnato allo svizzero Charles Guillaume, direttore dell’Ufficio internazionale di pesi e misure a Sèvres e scopritore di alcune leghe metalliche usate per la realizzazione di strumenti di precisione. La scoperta e l'analisi sistematica di queste leghe furono di grande importanza per la metrologia e l'industria orologiera.

Per il 1921 il Premio Nobel per la fisica, fu assegnato ad Albert Einstein (1879-1955) nel 1922 per "i suoi contributi alla fisica teorica e specialmente per la scoperta della legge sull'effetto fotoelettrico", le cui leggi empiriche erao state trovate da Philpp Lenard che aveva preso il Nobel proprio l'anno - era il 1905 - in cui Einstein aveva fatto buon uso delle sue osservazioni sperimentali. Inizialmente i rapporti tra Einstein e Lenard erano buoni. Ma il tempo e gli eventi cambiarono Lenard che, forse, si sentì in qualche modo derubato quando fu assegnato il Nobel a Einstein proprio per i suoi studi sull'effetto fotoelettrico. Aderì tra i primi al nazismo e, come Stark, Lenard fece parte di una scuola di sperimentatori estremisti che rifiutavano la fisica teorica e dichiaravano che il solo metodo si scienza genuinamente ariano era l'esperimento. La relatività di Einstein fu dunque presa particolarmente di mira e l'inimicizia fra Einstein e Lenard fu inestinguibile. Nel 1933, quando Hitler prese il potere Einstein decise di abbandonare per sempre la Germania. Si dimise dall'Accademia Prussiana delle Scienze e rese pubblico il suo netto dissenso al nuovo regime che limitava la libertà e i diritti dei cittadini. Si trasferì negli Stati Uniti all'Institute for Advanced Study di Princeton.

 

 Per un approfondimento sul periodo tra le due guerre e sulle vicissitudini dei vari scienziati citati clicca qui.